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Effetto Draghi su spread e titoli di Stato: cosa sta succedendo

I media nazionali e internazionali lo hanno ribattezzato “Draghi effect” , “l’effetto Draghi”: con il nuovo Governo sono arrivati anche i primi segnali di ripresa dell’economia italiana. Lo spread è sceso sotto la fatidica soglia dei 100 punti (non scendeva dal 2015), mentre il rendimento del Tesoro decennale si attesta allo 0,54% e, se continua a calare e raggiunge – come è possibile – una soglia compresa tra 50 e 70 punti, gli analisti stimano un risparmio sugli interessi compreso tra uno e 1,5 miliardi di euro all’anno.

Lo spread tra Btp e Bund tedesco decennale è sceso in due sedute di 15 punti, raggiungendo i 94 punti base questa settimana. Nei giorni scorsi il differenziale che rappresenta la fiducia nel nostro debito (e quindi anche il “prezzo” che gli viene assegnato dai mercati) è sceso sotto la fatidica soglia dei 100 punti base, ovvero la soglia più bassa degli ultimi cinque anni.

Effetto Draghi su spread e titoli di Stato: le conseguenze per l’Italia

Certo al nuovo Premier spetta una grande sfida, cui esiti ancora non ci è dato conoscere. Anche se è troppo presto per fare pronostici, tuttavia, bisogna ammettere che il suo arrivo è stato un vero e proprio tranquillante per i mercati e, per questo motivo, gli esperti non escludono che con lui alla guida del Paese lo spread potrebbe calare ulteriormente.

Per il Tesoro questa tendenza rappresenta una buona notizia perché, continuando così, offrirà ossigeno importante alle casse dello Stato. Le nuove emissioni di debito che arriveranno nei prossimi mesi e per tutto il 2021, infatti, potranno essere offerte a tassi inferiori, con risparmi che gli esperti calcolano in miliardi di euro.

“Abbiamo visto come il mercato ama Draghi e gli investitori stranieri stanno sostenendo il rally dei BTP”, ha dichiarato a Reuters Annalisa Piazza, analista di ricerca sul reddito fisso di MFS. Lo spazio per un ulteriore restringimento dello spread è limitato, ha poi spiegato la stessa, ma l’Italia potrebbe vedere un’ulteriore sovraperformance rispetto ai concorrenti della zona euro se il governo Draghi implementasse con successo il suo programma a medio termine.

Il mercato internazionale

Secondo gli analisti di UniCredit un’ulteriore compressione dello spread in Italia è possibile, ma dipenderà probabilmente dall’entità del sostegno parlamentare al governo Draghi e dalla “volontà degli investitori stranieri di aumentare nuovamente la loro esposizione al mercato BTP”.  A tal proposito hanno anche aggiunto che una situazione simile a quella del 2015, con 88 punti base tra i rendimenti tedeschi e italiani, “non sembra essere fuori portata”.

Se tutto questo dipende dagli equilibri interni italiani, comunque, c’è da dire che Mario Draghi pare veramente intenzionato a ripristinare la credibilità e il peso dell’Italia a Bruxelles. Tuttavia, pur godendo di ampio sostegno attualmente, la politica italiana è un luogo pericoloso per un enigmatico tecnocrate.