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Flat tax familiare, la nuova riforma fiscale voluta dalla Lega

Rispondere alla crisi con una riforma fiscale che tenga conto del nuovo scenario italiano dopo l’emergenza Coronavirus e che, allo stesso tempo, riprenda da dove i lavori erano stati interrotti prima della pandemia: è questa l’idea delle Lega, sempre più decisa e lanciata a chiedere al Governo l’approvazione di una nuova flat tax per famiglie e delle imprese.

Flat tax familiare: la proposta di legge presentata dalla Lega

La riforma fiscale voluta dalla Lega, come appena accennato, gira tutta intorno all’introduzione di una nuova flat tax. La proposta di legge, annunciata dal senatore Armando Siri insieme a Matteo Salvini, è stata presentata al Governo, ed è stata descritta come “La Fase 2 della flat tax“.

“La fase 1 l’abbiamo già portata a termine con l’aliquota unica al 15% per le partite Iva fino a 65mila euro”, ha spiegato Siri. Le novità della nuova proposta? “Un’aliquota unica per le famiglie mono-componente con reddito fino a 30 mila euro, le famiglie monoreddito fino a 60 mila euro e le famiglie con reddito fino a 70mila euro. Si lascia il concetto della tassazione individuale per passare a una tassazione familiare“, ha aggiunto il senatore.

Con un intervento di ben 13 milioni di euro la Lega vuole così aiutare le famiglie e le imprese, sopratutto in vista della grande crisi che saranno costrette ad affrontare a seguito della pandemia.

Il problema dei fondi

All’annuncio della Lega, però, hanno fatto seguito alcune richieste di chiarimento. Molti, per esempio, si sono chiesti dove il partito abbia intenzione di prendere i fondi necessari per promuovere questa riforma fiscale, sopratutto in un momento storico come quello che stiano attraversando, con le casse dell’Erario già messe a dura prova.

A questi dubbi ha voluto replicare Matteo Salvini in persona affermando: “È la stessa critica che ci facevano per Quota 100. Il costo vivo massimo di questa operazione è di 13 miliardi per il primo anno, che poi vanno a scemare perché la gente paga di più, consuma di più e lo Stato incassa di più. Ora, 25 miliardi del primo decreto, 55 miliardi del secondo decreto, 400 ipotetici miliardi di garanzie bancarie […] se di questa enorme cifra 13 miliardi fossero investiti nella più grande operazione di semplificazione e giustizia fiscale penso che sarebbero ben spesi”.

Salvini, dunque, passa adesso la palla al Governo. La sua riforma può e si dovrebbe fare con i soldi che lo Stato italiano sta destinando alla ripresa dell’Italia colpita dal Coronavirus. C’è da chiedersi, quindi, se questa riforma può essere considerata oggi una priorità o se – come i più critici sostengono – finirebbe con l’avvantaggiare solo la parte più ricca della popolazione.

Se una flat tax unica era considerata da molti insostenibile prima della pandemia, adesso cosa è cambiato? Se non che le acque in cui naviga oggi l’Italia sono ora più avverse che mai? Sono davvero queste le condizioni ottimali per avviare una riforma fiscale del genere?