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I risparmi gestiti con WhatsApp

Inviare denaro diventerà più facile che inviare una foto. È questa la promessa di Mark Zuckerberg, patron di Facebook, che
suona come una vera e propria minaccia a tutto il mondo bancario. Proprio in queste ore in cui le banche italiane stanno scrivendo
ai clienti le lettere che annunciano i cambiamenti “strong” previsti dalla direttiva Psd2 che apre il mercato dei servizi
di pagamento a soggetti non bancari, arriva l’affondo del leader mondiale dei social network.

Facebook ha scelto Londra come quartier generale in Europa per sviluppare i servizi di pagamento via WhatsApp, l’applicazione
usata dai teenager e dai loro nonni, che conta più di 1,5 miliardi di utenti a livello globale.

La sfida alle banche entra così nel vivo. È facile immaginare con quale forza commerciale e tecnologica colossi come Facebook,
Amazon o Google faranno concorrenza alle nostre banche, che oggi sono costrette a confrontarsi con la miriade di vincoli burocratici
e regolatori. Arrivare direttamente al cliente finale, che magari vuole comprare un televisore, un Pc o un super smartphone
a rate, sarà un gioco da ragazzi: fino a ieri i colossi del web potevano solo offrire il televisore ma da domani avranno la
possibilità di proporre anche la migliore formula di pagamento per acquistarlo. E poi, se il sistema funzionerà, l’offerta
sarà sempre più ampia: pagamento di bollette, viaggi, polizze, fino ad arrivare, prima o poi, ai prodotti di investimento
finanziario.

Come sottolinea Guido Tirloni, partner di Kpmg, le banche che meglio si adegueranno a Psd2 potranno resistere a questa sfida
e trarne anche vantaggi, soprattutto se sapranno gestire la collaborazione con il mondo del Fintech con l’obiettivo di costruire
nuovi modelli operativi. Anche perché, secondo la ricerca Kpmg, il 74% dei clienti italiani è interessato ad attivare servizi
bancari erogati da operatori tecnologici e di e-commerce, una percentuale superiore anche alla propensione dei cugini americani.
Ma mentre la concorrenza preme, in tutta Europa il settore bancario è ancora indietro rispetto agli adeguamenti richiesti
da Psd2. Il fischio d’inizio delle nuove regole è previsto per il 14 settembre. Il tempo stringe e secondo Giulio Rattone,
capo della piattaforma di Fabrick, purtroppo ci sono ricerche che, come quella di Finextra, dicono che in Europa il 41% delle
banche è in ritardo. Questo potrebbe essere un errore strategico perché, secondo Rattone, è solo sfruttando per primi la normativa,
per mettere in atto nuovi modelli di business, che gli istituti di credito potranno aggredire nuove quote di mercato. Questa
maggiore esternalizzazione dei servizi di pagamento verso il mondo Fintech avrà anche un impatto non indifferente sui conti
economici delle banche. Complessivamente, sulla base di stime Kpmg, nel medio periodo sono previsti potenziali benefici per
1-1,2 miliardi derivanti dagli Aisp (coloro che possono collegarsi a conti bancari per recuperare informazioni ), mentre circa
7-800 milioni sono ricavi a rischio per effetto della competizione generata dai Pisp (terze parti che possono effettuare un
pagamento per conto di un consumatore, previa autorizzazione). Anche la Consob ha ricordato che l’attivismo dei colossi del
Web, potrebbe intaccare i margini e la redditività delle banche e determinare un generalizzato aumento della vulnerabilità
del sistema. Inoltre il consumatore, che beneficerà di maggiori servizi a costi più bassi, sarà sempre più profilato e auto-indotto
in formule standardizzate di pagamento, definite più da algoritmi che dall’esperienza e dalla professionalità di validi consulenti.
Su tale punto le banche potranno fare la differenza e giocarsi questo vantaggio competitivo, ma solo se saranno anche capaci
di offrire servizi innovativi, i migliori, a costi competitivi. Il tempo stringe e tra pochi mesi Zuckerberg scatterà la sua
foto.

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