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Il Pil cala per il Covid, la pressione fiscale sale: i dati di Confesercenti

La pressione fiscale che pesa sulle tasche degli italiani torna a salire, mentre il Pil cala a causa delle conseguenze economiche della crisi Covid-19. A dirlo sono le stime di Confesercenti, secondo cui nel 2020 il peso delle entrate sul prodotto interno lordo italiano “aumenterà di 0,5 punti rispetto al 2019, contribuendo in tal modo ad accentuare la contrazione della spesa e degli investimenti”.

Persino maggiore sarà “l’aumento ipotizzabile per la pressione contributiva, che potrebbe arrivare a registrare un incremento di 0,8 punti nell’anno“.

Confesercenti: serve una riforma del sistema fiscale

Secondo quanto afferma l’analisi di Confesercenti, l’emergenza Covid-19 sta ripresentando con forza “la questione dell’eccessiva pressione fiscale che grava su imprese e famiglie italiane”.

Anche Confesercenti, dunque, si unisce al coro delle voci che richiedono una seria riforma del fisco: “Una pronta uscita dalla più profonda recessione mai sperimentata dalla Repubblica italiana” non può prescindere “da un intervento di profonda riforma del sistema fiscale. Agendo, contemporaneamente, dal lato delle famiglie e da quello delle imprese”, si legge nella nota diramata.

Taglio cuneo fiscale? Non basta

Quanto al taglio del cuneo fiscale, adottato con il Dl 2/2020 e scattato a luglio, per Confesercenti si tratta di una misura non più sufficiente a fronte delle perdite derivate dalla pandemia. “A regime, si tratta di 5 miliardi che torneranno nelle buste paga dei lavoratori dipendenti (3,2 miliardi nel 2020)”, riconosce l’associazione, che aggiunge: “Questa misura, predisposta a partire dalla legge di bilancio 2019, risulta però ormai insufficiente, considerando gli oltre 65 miliardi di consumi che andranno persi a causa della pandemia”.

Altra questione rilevata, il fatto che dell’intervento “beneficia solo una parte della classe media, e in particolare dei 6,3 milioni di italiani con redditi tra 28mila e 55mila euro, che sono attualmente ipertassati dall’Irpef”. Pur costituendo il 15,6% dei contribuenti, sottolinea Confesercenti, questi soggetti “forniscono quasi un terzo (31,8%) del gettito totale dell’imposta (50 miliardi di euro), subendo un aumento dell’aliquota legale di ben 11 punti rispetto allo scaglione precedente”.

Il taglio del cuneo, spiega Confesercenti, interessa insomma, con intensità decrescente, solo i soggetti con redditi fino a 40mila euro, mentre restano esclusi dal beneficio “oltre 1,8 milioni di contribuenti sottoposti ad una pressione fiscale eccessiva”.

La proposta di Confesercenti

Per questo, la riforma del fisco deve andare nella direzione “di un sistema impositivo più chiaro e meno punitivo. Senza un alleggerimento di questa zavorra, la ripartenza della spesa delle famiglie e delle imprese rischia di essere molto difficile”.

La proposta dell’associazione è quella di riconoscere almeno una riduzione della pressione fiscale anche ai redditi compresi tra i 40 e i 55mila euro, “correggendo una volta per tutte l’eccesso di tassazione sulla classe media”.

Particolare attenzione deve inoltre essere poi riservata alle imprese: lo scorso anno, “il settore privato ha registrato un forte aggravio del costo del lavoro rispetto alle retribuzioni versate ai propri lavoratori. Un differenziale”, conclude Confesercenti, “che le condizioni recessive scatenate dalla crisi Covid potrebbero rendere insostenibile”.

I dati Istat

A rilevare un aumento della pressione fiscale era stato anche l’Istat, a fine giugno, relativamente al primo trimestre del 2020: l’istituto aveva in particolare registrato un aumento dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una pressione fiscale pari al 37,1%.

Il dibattito sulla riforma fiscale

Caldeggiato da più parti, non da ultimo dal Governatore della Banca d’Italia Visco, è un intervento complessivo sul sistema fiscale italiano, ad esempio con possibile riduzione e accorpamento da cinque a quattro delle aliquote Irpef. Altra ipotesi di cui si è parlato nelle scorse settimane, la cancellazione delle aliquote su modello tedesco, e il ricorso a un algoritmo che attribuisca a ciascun contribuente una propria aliquota di base.

Il dossier si trova al centro del Programma Nazionale di Riforma 2020, presentato di recente dal ministro Gualtieri: l’obiettivo annunciato è quello di portare a casa una riforma fiscale che migliori l’equità e l’efficienza, riduca le aliquote effettive sui redditi da lavoro e aumenti la propensione delle imprese a investire e a creare reddito e occupazione. In particolare, si legge nella bozza del Pnr, il nuovo sistema dovrebbe alleggerire “la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli” e accelerare “la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale”.