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Tasse, il Governo fa cassa con la copia privata: colpirà anche smartphone e smartwatch

Dopo alcuni mesi di discussione all’interno del Comitato Consultivo Permanente sul diritto d’autore, sembra essere pronta la bozza del decreto che il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, vorrebbe far approvare per estendere la “copia privata” anche a smartphone e smartwatch.

Una sorta di “tassa del copyright”, che tutti paghiamo, che verrebbe aumentata, andando quindi l’orientamento del Governo Conte, che sembrava quello di una contrazione dei carichi fiscali per i contribuenti.

Più che tassa, sarebbe più corretto parlare di “equo compenso“, dal momento che oggi nel nostro Paese va a beneficio di circa 250mila iscritti alle dieci associazioni di categoria che, proprio grazie alla copia privata, vedono tutelato il loro lavoro: musicisti, sceneggiatori, esecutori, interpreti, ecc. Ma non tutti sono d’accordo.

Cos’è la copia privata

Ma cos’è la “copia privata”? Di fatto si tratta di un compenso che ciascuno di noi “versa” alla SIAE, quasi senza saperlo, come forma di copyright, quando acquistiamo un qualunque dispositivo, fisso o mobile, dotato di spazio di memoria, come smartphone, computer, tablet, schede di memoria, chiavette USB, hard disk, computer. Un costo compreso nel prezzo del dispositivo che si chiama appunto “copia privata” (per un approfondimento su come funziona vi rimandiamo qui).

La SIAE, a sua volta, ricompensa tutti coloro che esercitano il diritto d’autore. In breve, viene pagata anticipatamente l’eventualità di effettuare la copia di un’opera in proprio possesso su un supporto di memoria. Cosa che a molti sembra decisamente anacronistica (qui vi avevamo presentato una gallery delle tasse più “strane” che paghiamo in Italia).

Il Governo si sta quindi preparando a rimodulare i compensi per copia privata che gravano su pc, tablet e altri dispositivi di memoria, in quasi tutti i casi aumentandoli. Così, dicono le stime, incasserebbe un gettito di circa 120-130 milioni di euro.

Ma ciò che non piacerà ai consumatori e che si preannuncia già un duro terreno di sconto è che tra le novità, oltre ai rincari per alcune fasce di memoria, ci sarà l’applicazione del compenso anche agli smartwatch.

Come cambia la copia privata, le ipotesi

Ecco quali sono gli aumenti al vaglio del Governo:

  • pc: il costo potrebbe passare da 5,20 euro a 6,90 euro;
  • smartphone e tablet: il costo in questo caso potrebbe scendere leggermente sotto i 16 Gb di memoria, mentre da 32 Gb fino a 64 Gb si pagherebbero 5,6 euro, arrivando addirittura fino a 6,90 euro per i device oltre i 128 Gb, che fino ad oggi dovevano invece pagare 5,20 euro;
  • schede Usb, schede di memoria e supporti vergini: costo da ridurre, ma non si sa ancora di quanto.
  • dispositivi wearable e smartwatch:
    . fino a 4 Gb si pagherà 2,20 euro;
    . da 4 fino a 8 Gb si pagherà 3,20 euro;
    . da 8 fino a 16 Gb si pagherà 4,10 euro;
    . da 16 fino a 32 Gb si pagherà 4,90 euro;
    . oltre 32 Gb si pagherà 5,60 euro.
  • Il no delle imprese ICT

    Intanto insorge il mondo delle aziende ICT. “È una proposta di decreto che probabilmente finirà con il penalizzare l’innovazione e che va in contrasto alle abitudini dei consumatori che non ricorrono più alla copia privata per fruire dei contenuti audiovisivi”, ha commentato Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform (l’Associazione delle imprese ICT di Confindustria).