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Anche le startup vanno a caccia di occasioni di M&A

Startup terra di conquista per le corporate più tradizionali. Il trend è stato confermato dalle notizie di cronaca anche la
scorsa settimana, con lannuncio da parte di McDonald’s della sua maggiore acquisizione negli ultimi 20 anni: il colosso degli hamburger ha messo sul piatto oltre 300 milioni di dollari per rilevare l’israeliana Dynamic Yield. L’operazione rientra perfettamente nella stragegia digitale di Steve Easterbrook, che, alla guida del gruppo dal 2015, ha
impresso un’accelerazione importante nell’introduzione della tecnologia nei servizi dei punti vendita. Ma perché un investimento
così imponente nell’intelligenza artificiale? McDonald’s punta a personalizzare al meglio i menù e ad ottimizzare il lavoro
delle cucine in base a orari, clima, localizzazione del punto vendita e così via.

Dalla ristorazione all’editoria. La scorsa settimana è arrivata l’indiscrezione, pubblicata da Techcrunch di un nuovo colpo
dell’FT, lo storico giornale britannico controllato ora dalla nipponica Nikkei. Fresco dell’acquisizione dell’europea The
Next Web annunciata il 5 marzo scorso, l’FT starebbe puntando ora su Deal Street Asia, con sede a Singapore. Fondata nel 2014 dai giornalisti indiani Joji Thomas Philip e Sushobhan Mukherjee, Deal Street Asia
si occupa di news e aggiornamenti finanziari con una dozzina di reporter nel Sud asiatico e in India. Al momento la startup
editoriale conta fra i propri investitori Singapore Press Holdings, Vijay Shekhar Sharma (il fondatore di Paytm, partecipata
da Alibaba), the Singapore Angel Network e Hindustan Times . In realtà l’FT ha sottolineato di non essere coinvolto nell’operazione,
che potrebbe, invece, essere portata a termine direttamente da Nikkei.

Mentre certa è l’acquisizione da parte di Spotify, che continua a puntare sui podcast e ha rilevato Parcast, società di Los Angeles che produce serie di audio-racconti. Fondata nel 2016, Parcast ha lanciato sino a ora 18 serie, tra
cui Serial Killers, Unsolved Murders, Cults e Conspiracy Theories. L’operazione arriva dopo le acquisizioni di Gimlet e Anchor
sempre da parte di spotify in febbraio.

Una settimana intensa, quindi, si diceva per le startup, l’ultima di marzo. Tech.eu ha contato oltre 60 investimenti per
un valore complessivo di 1,2 miliardi in sette giorno e 16 operazioni di M&A in Europa, includendo anche Russia, Israele e
Turchia. E l’M&A non è più solo corporate su startup, ma sono le stesse società innovative a scegliere la strada della crescita
per linee esterne per accelerare sul proprio sviluppo.

Le startup a caccia di acquisizioni

Che il trend sia cambiato, rispetto solo a una decina di anni fa, ce lo dicono i numeri. I calcoli sono stati fatti, sul data base delle startup di Crunchbase, da Techcrunch secondo cui le startup fondate intorno al 2007 ci impiegavano circa 8,3 anni a fare in media un’operazione
di M&A. Se si prendono, invece, le società innovative nate dopo il 2012, il dato è pressoché dimezzato: un panel di 29 unicorns,
fondati dopo quell’anno, hanno realizzato la loro prima acquisizione in media dopo 4,1 anni.

Un esempio di questa strategia di crescita per linee esterne lo ha dato, ad esempio, sempre la scorsa settimana la startup
fintech Robinhood, che ha rilevato la società di editoria finanziaria MarketSnacks, che produce podcast e newletter per investitori.

Un trend questo destinato ad accelerare considerato che gli unicorni più recenti non sono ancora arrivati sul mercato dell’M&A
e che potrebbero presto iniziare a fare shopping. Certo è necessario, per poter fare un passo simile, che le società innovative
accorcino anche i tempi di una maggiore strutturazione interna, che permetta loro di affrontare operazioni più complesse e
di integrazione con altre realtà.

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