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Dal rating al lending vince l’automazione: nuove opportunità per le aziende

A Trieste, nel cuore del Science Park, una startup elaborare il rating di 300 milioni di aziende e 60mila banche in tutto il
mondo. Mode Finance ha messo a punto una piattaforma web per valutare il rischio delle aziende sulla base dei modelli classici
delle agenzie di rating. Ma in maniera del tutto automatizzata. «In realtà alla fine subentra sempre un controllo del nostro
team di analisti, per ottenere un rating certificato», spiega Valentino Pediroda, ad e co-fondatore di Mode Finance. Il processo
di valutazione sulla base dei criteri Cra – dal 2015 è registrata come Credit rating agency secondo la normativa Ue – viene
però eseguito dalle macchine: la massa di dati ufficiali, da quelli di bilancio alla governnace, dagli azionisti ai prodotti,
viene data in pasto ad algoritmi di intelligenza artificiale basati sulla teoria dei giochi e dei sistemi complessi, istruiti
per riprodurre i criteri di valutazione degli analisti integrando i pesi delle diverse grandezze.

I clienti di Mode Finance sono prevalentemente fondi di investimento e fintech, mentre i target sono per lo più società non
quotate, medie imprese che finiscono nel mirino dei Pir. Così come piccole e medie imprese sono l’obiettivo delle aziende
attive nel digital lending per il finanziamento del circolante, agevolando la cessione del credito di fatture non ancora incassate. In 48 ore Credimi
risponde alle richieste permettendo di accedere al finanziamento grazie a un sistema che prevede la cartolarizzazione dei
crediti in obbligazioni cedute a investitori istituzionali. I quali mettono a disposizione fondi a oggi attorno ai 300 milioni
di euro: «Con l’utilizzo di dati e Api ci stiamo preparando a un mondo di libero scambio dei dati: l’algoritmo che li processa
elabora in maniera automatizzata la proposta valutando la finanziabilità, stimando la percentuale di default, e proponendo
le condizioni sulla base del merito creditizio elaborato in base alla raccolta dei dati online», spiega Gianmarco Molinari,
cofondatore di Credimi. Ora la Psd2 aggiunge informazioni rilevanti per valutare più accuratamente lo stato di salute delle
aziende, con l’aggiunta di una supply chain che diventa digitale e tracciabile con la fatturazione elettronica.

Credimi prevede di chiudere l’anno con un transato di oltre 200 milioni di euro rispetto ai 70 del 2017, con un obiettivo
di arrivare al più presto al miliardo. Sono solo una goccia dei quasi 500 miliardi di capitale circolante non coperto dagli
strumenti tradizionali, rappresentando un bacino potenziale di sviluppo. «I business più innovativi stanno crescendo a ritmi
elevati – afferma Marco Giorgino, professore di Finanza aziendale al Politecnico di Milano -: anche se i volumi rimangono
contenuti, il potenziale di sviluppo è enorme per un’offerta di servizi rivolta soprattutto alle pmi che hanno bisogno ora
più che mai di rendere efficiente la gestione della propria struttura finanziaria e della tesoreria. Per le banche l’inerzia
è ad alto rischio, ma se sanno sfruttare i nuovi servizi e collaborare con i nuovi player possono essere in grado di sfruttare
le potenzialità».

«Le banche hanno bisogno di accelerare i tempi di valutazione del merito di credito per arrivare in tempi molto più rapidi
all’erogazione», aggiunge Giorgino. La sfida del confronto con i servizi alternativi del fintech diventa sempre più urgente
per il sistema bancario. Anche perché all’orizzonte si staglia il fantasma di Amazon, che con la sua divisione Lending offre
già da tempo negli Usa un servizio di anticipo fatture alle aziende che vendono sulla sua piattaforma: di loro Amazon ha già
in casa tutti i dati necessari per valutarne l’affidabilità. Non deve rivolgersi a nessun altro.

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