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Deutsche Bank-Commerz, un colosso da 2mila miliardi di asset con molti punti interrogativi

Un colosso da 2000 miliardi di assets, 150.000 dipendenti, 50 milioni di clienti retail e corporate, 3.000 filiali tra Germania
e resto del mondo, 600 miliardi di prestiti, 800 miliardi di depositi, assets under management pari a circa 1.100 miliardi,
presenza in almeno 60 Paesi, e una capitalizzazione di Borsa attorno ai 25 miliardi. È questa la dimensione di un’ipotetica
DCB, Deutsche-Commerz-Bank che emerge dalla mera somma delle attività delle due banche.

La fusione tra DB e Commerzbank è un progetto ora ufficialmente allo studio tra le due banche e il ministero del Tesoro (principale azionista di Commerz
al 15,6%) e non è chiaro se mai si farà: il cda di Deutsche bank ha comunicato in una nota di aver avviato una fase esplorativa
di «valutazione delle opzioni strategiche» per «aumentare il profilo di crescita e di profittabilità» e in questo ambito è
stato confermato l’avvio di «trattative con Commerzbank». Sottolineando che non «c’è certezza» che questo portetà a una
transazione.

Nel comunicato la parola “fusione”, “merger” non è menzionata anche perchè tra le voci di corridoio, oltre a quella di una
fusione alla pari, gira anche quella di un’acquisizione da parte di Commerzbank su DB e viceversa.

Lo Stato federale non è un arbitro nè un osservatore di questa partita ma un diretto interessato, essendo l’azionista principale
di Commerz. Il ministro delle Finanze Olaf Scholz tra l’altro ha detto più volte di essere favorevole alla creazione di un
campione nazionale ed europeo nel settore bancario. E il ministro dell’Economia Peter Altmaier ha detto di recente di essere
contrario ai takeover ostili in settori strategici: il settore bancario è strategico.

Quel che tuttavia verrebbe fuori da una fusione, che al momento è allo studio in via esplorativa e preliminare da parte delle
due banche, avrebbe numeri e dimensioni diversi: tutto dipenderà dal business model che verrà scelto. DB e Commerzbank sono
afflitte dagli stessi mali, che pesano su buona parte del settore bancario europeo: bassa redditività, elevati costi, prezzo
delle azioni in Borsa ai minimi storici e diffuso scontento degli azionisti e degli stakeholders. Quel che dovrebbe nascere
dalla fusione è idealmente un gioiello di banca, non un gigante dai piedi argilla ma un colosso bancario solido, stabile
e con profittabilità elevata e sostenibile al servizio dei depositanti e clienti, delle aziende grandi medie e piccole, tedeschi
ed europei.

Il contesto è ostile e questo rende la fusione più difficile

L’habitat è però ostile e le sfide strutturali all’orizzonte sono epocali. L’economia in Germania e in Europa sta rallentando
più del previsto e in maniera peggiore di quanto atteso e questo non fa bene al bilancio delle due banche; i tassi nell’Eurozona
resteranno bassi a lungo (forse fino al 2021) e questo continuerà ad incidere negativamente su margini già all’osso; il
settore bancario in Germania e anche in Europa è afflitto da un eccesso di banche e la concorrenza è molto aggressiva.

L’IT e le piattaforme digitali richiedono ingenti investimenti per tener testa alla concorrenza dello shadow banking e Fin-tech
quando invece i costi di gestione sono molto alti, dove i tagli di personale e filiali sono in corso nelle due banche; i requisiti
prudenziali di capitale e la compliance con regole sempre più strette aumentano i costi del business bancario ed erodono
gli utili.

La Germania vuole dotarsi di un campione soprattutto domestico ed europeo o anche di rilevanza mondiale? Con chi intende
competere la nuova DCB? Con BnpParibas in Europa o con JP Morgan nel mondo? L’investment banking di DB verrà scorporato in
un’entità indipendente? L’attività di DWS verrà ceduta da DB ad Allianz? La nuova banca “DCB” sarà concentrata sull’attività
classica di banca commerciale o avrà ambizioni di diventare leader nel mercato dei capitali europeo che al momento è piccolo
ma rischia di essere dominato dalle banche americane, cinesi e inglesi soprattutto se Brexit dovesse concretizzarsi.

Gli azionisti: lo Stato è l’elefante nella stanza

Guardando agli azionisti delle due banche, due sono gli elementi di spicco: la quota dello Stato Federale in DB e l’azionariato
incrociato con Cerberus e BlaCkRock azionisti rilevanti in entrambe. Dal momento che il Tesoro tedesco e Cerberus sembrerebbero
favorevoli alla fusione, questo sbilancia la prospettiva verso un sì piuttosto che no. Nessun grande azionista intende continuare
ad incassare minusvalenze. Il price-to-book è di 0,25 per Commerz e 0,26 per DB.

Le due banche hanno chiuso il 2018 in utile netto: 865 milioni Commerzbank, che torna nel 2018 a pagare il secondo dividendo
in dieci anni, con un dividendo corrispondente a un ritorno netto sull'equity del 3,4%. DB ha chiuso infine il bilancio 2018
in utile netto pari a 341 milioni, dopo anni in rosso.

Deutsche bank: https://www.db.com/ir/en/shareholder-structure.htm

4.88% BlackRock, Inc., Wilmington, DE

3.14% Douglas L. Braunstein, date of birth: January 15, 1961, (Hudson Executive Capital LP

3.05% Paramount Services Holdings Ltd., British Virgin Islands

3.05% Supreme Universal Holdings Ltd., Cayman Islands

3.001% Stephen A. Feinberg, date of birth: March 29, 1960, (Cerberus)

1.01%1 C-QUADRAT Special Situations Dedicated Fund, Cayman Islands

81% investitori istituzionali, 19% investitori piccoli e individuali. Il rapporto tra domestico ed estero è 50-50 circa

Commerzbank:https://www.commerzbank.com/en/hauptnavigation/aktionaere/aktie/aktionaersstruktur/aktionaere.html

15,6% Stato Federale

poco più del 5% Cerberus

meno del 5% BlackRock, Inc., Wilmington, DE

55% investitori istituzionali

20% investitori piccoli individuali prevalentemente in Germania

La Borsa: DB e Commerz ancora vicini ai minimi storici

La capitalizzazione di mercato di DB, al prezzo di chiusura €7,83 venerdì 15 marzo , era pari a €16,4 miliardi. Commerzbank
ha chiuso venerdì 15 marzo a €7,12 con una capitalizzazione market cap pari a € 8,89 miliardi.

Le azioni di DB quotavano sopra €100 prima della Grande Crisi del 2007 ma da allora va detto che DB ha fatto una serie di
aumenti di capitale per un totale di €19,5 mld, così scomposti: €2,96 mld nel 2013, €8,5 nel 2014, € 8,037 nel 2017. DB
ha terminato l’acquisizione e incorporazione di Deutsche Postbank l’anno scorso.

Il picco delle azioni Commerzbank nel 2007 orbitava sopra i €43 euro: nel 2009 Commerz ha acquisito Dresdner bank da Allianz.
Lo Stato Federale è entrato in Commerzbank alla fine del 2008 e nel 2009 ha portato la sua quota attorno al 25%, poi scesa
all’attuale 15,6%.

Non è escluso che lo Stato federale colga l’occasione della fusione DB-Commerz per uscire da Commerz: la pre-condizione potrebbe
essere disinvestire in break-even. Non è chiaro (e non è stato annunciato ufficialmente) a quale livello lo Stato uscendo
da Commerz accuserebbe una perdita o un profitto: le stime del mercato oscillano attorno ai 15-20 euro ma è girata anche un’altra
cifra, più vicina ai livelli attuali di Borsa.

Due banche solide, in termini di CET1

Il rafforzamento del capitale prudenziale di vigilanza, imposto dai supervisori dopo la Grande Crisi bancaria del 2007-2008,
ha reso molto solide le due banche: il CET1 di DB a fine 2018 è stato stimato al 13,6% mentre quello di Commerzbank al 12,9%.

La somma di due rischi in calo è un grande rischio?

DB e Commerz non sono uscite bene dall’ultimo stress test dell’Eba, Fotografando il bilancio delle banche al 31 dicembre 2017,
il CET1 nello scenario peggiore scenderebbe rispettivamente dal 14,65% all’8,14% nel 2020 e dal 14,20% al 9,93%.

Nel 2016 Deutsche bank è stata bollata dal FMI come la più rischiosa banca al mondo. Da allora, in un processo iniziato otto
anni prima, DB ha ridotto molto i rischi , ma per il mercato questo non è ancora abbastanza. E soprattutto DB è uscita
a pezzi nell’ultimo Stress test dell’Eba, Dal 2008 al 2018 il l’esposizione lorda in derivati sul totale degli attivi totali
è scesa dal 50% al 24%, gli attivi totali sono calati da 2.200 a 1.400 miliardi. Il valore attuale dei flussi futuri sui
derivati, pari a 350 miliardi delle controparti verso DB e 270 miliardi da DB alle controparti, porta a una posizione in derivati
netta di circa 70 miliardii, e cala ulteriormente a 30 miliardi circa quella senza collaterale. Tuttavia DB continua ad
essere esposta a rischi legali negli Usa, mentre non si placano gli impatti negativi mediatici sul coinvolgimento in riciclaggio
di denaro sporco e di evasione fiscale, dando l’impressione al mercato che la banca non ha ancora affinato un sistema di compliance
e di controlli interni efficace.

Commerzbank per contro si vanta di aver ridotto ai minimi termini l’esposizione verso lo shipping. Il rapporto tra crediti
deteriorati e impieghi sotto l'1%. Il vecchio portafoglio più rischioso, i prestiti allo shipping, è calato dai 20 miliardi
del 2012 agli attuali 500 milioni.

Per entrambe, il rapporto tra NPLs e total assets è molto basso: Commerzbank 0,9% e DB poco sotto il 2%.

Costi, dipendenti, filiali: serve l’accetta ma i sindacati non ci stanno

DB e Commerz hanno il cost-to-income ratio tra i più alti d’Europa, rispettivamente il 93,5% e l’80,3% quando in un mondo
ideale dovrebbe stare attorno al 50%.

Entrambe stanno tagliando il personale da anni: sono a buon punto, ma il piano Commerz dovrebbe scadere nel 2020. Al momento,
questi sono i numeri

DB ha 2.64 filiali di cui 1.409 in Germania mentre Commerz ha 1000 filiali prevalentemente in Germania: le 2.500 filiali sul
mercato tedesco vanno sfoltite.

DB ha 91.737 dipendenti di cui 41.669 in Germania e 50.058 all’estero.

Commerzbank ha 49.174 dipendenti di cui 36.431 in Germania e 12.743 all’estero.

I sindacati delle due banche hanno già detto che voteranno contro una fusione che stando alle stime in circolazione potrebbe
portare ad almeno 30.000 posti di lavoro persi.

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