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Onu, Italia in prima linea sull’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

NEW YORK – L'Italia è in prima linea sull'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Gli obiettivi delle Nazioni Unite per l'eliminazione
della povertà estrema, il contrasto ai cambiamenti climatici, l'accesso all'energia, all'acqua, alle cure sanitarie, l'uguaglianza
di genere e così via. Ma la strada da fare per la loro attuazione e per dar conto agli impegni finanziari è ancora lunga e
tortuosa.

A New York nelle ultime settimane si sono svolti i lavori di preparazione del Forum sul Finanziamento per lo Sviluppo Ecosoc,
che si terrà dal 15 al 18 aprile. Lunedì il ministro dell'Economia Giovanni Tria, dopo aver preso parte agli Spring Meetings
del Fmi a Washington, parteciperà al Panel ministeriale dell'Onu: “Promoting inclusive growth and reducing inequalities”.
L'obiettivo principale, in tempi di rallentamento dell'economia mondiale, è quello di cercare di capire quali sono le possibili
policies sul versante della spesa pubblica che possono rendere la crescita economica più inclusiva; quali le politiche fiscali
da adottare per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e per aumentare la partecipazione dei settori più
marginalizzati della società al settore produttivo.

Il Forum Finanziamento per lo Sviluppo (Ffd) è un processo intergovernativo di verifica e revisione del seguito della cosiddetta
Agenda d'Azione di Addis Abeba, adottata dalla Terza Conferenza sul Finanziamento per lo sviluppo del 2015. Il Forum Ffd si
pone l'obiettivo di favorire la mobilitazione delle risorse finanziarie destinate allo sviluppo e all'attuazione degli Obiettivi
di Sviluppo Sostenibile contenuti nell'Agenda 2030 e di massimizzarne l'efficacia.

Il Documento Finale del Forum costituirà base di riferimento per lo svolgimento a settembre a New York, a livello di Capi
di Stato e di Governo, del primo Dialogo di Alto Livello sul finanziamento allo sviluppo. L'ambasciatrice Mariangela Zappia,
Rappresentante permanente italiana presso le Nazioni Unite, assieme al Rappresentante permanente dello Zambia, è stata alla
guida dei negoziati per la preparazione del Documento Finale che verrà adottato al Forum.

“Siamo molto soddisfatti del risultato – ha detto Zappia – un documento ambizioso in un anno particolarmente importante in
cui, per la prima volta, la comunità internazionale traccerà un bilancio dell'avanzamento dell'Agenda 2030 e dell'Agenda d'Azione
di Addis Abeba. Il Documento Finale costituirà il punto di riferimento per tutti i prossimi appuntamenti dedicati al finanziamento
dello sviluppo e agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”.

L'Italia si è impegnata a condurre i negoziati in maniera il più possibile inclusiva, dando voce a tutti gli attori su cui
incide l'azione pubblica orientata allo sviluppo: società civile, privati, autorità locali, mondo accademico. E finanzia anche
la partecipazione di rappresentanti della società civile al Forum. Il processo, avviato a gennaio, è stato scandito da consultazioni
a Washington con Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale e a Città del Messico con oltre cento rappresentanti di settore
privato, mondo accademico e società civile.

I negoziati sul Documento Finale si sono svolti fino alla vigilia del vertice a ritmo serrato per superare le difficoltà legate
a commercio internazionale, efficacia nell'uso delle risorse dedicate allo sviluppo, prospettiva di genere. Hanno trovato
conferma le tensioni legate alla riforma del sistema multilaterale nell'era Trump, anche se non sono emerse posizioni inconciliabili
sull'utilità del commercio internazionale ai fini dello sviluppo sostenibile. Sulle questioni di genere, le posizioni europee
e occidentali in genere si sono confrontate con atteggiamenti più rigidi. Sulle nuove tecnologie, vi è un diffuso timore per
la possibile perdita di posti di lavoro causata da intelligenza artificiale e automazione, ma è altrettanto diffusa consapevolezza
della necessità di stimolare l'innovazione come strumento di crescita e sviluppo globale.

L'elaborazione del Documento Finale del Forum ha preso le mosse dal Rapporto Annuale della Task Force Inter-agenzie per il
Finanziamento dello Sviluppo (Iaft), che ogni anno formula una serie di raccomandazioni.

Il Rapporto 2019 ha evidenziato come, nonostante i progressi registrati, la mobilitazione di risorse finanziarie sufficienti
per l'attuazione dell'Agenda 2030 resti una sfida complessa e non ancora realizzata: sebbene l'interesse per investimenti,
anche privati, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sia in crescita, la transizione verso modelli sostenibili
non sta avvenendo alla velocità necessaria mentre i rischi sistemici sono in crescita. Insomma di strada da fare ce n'è tanta.

La vice segretaria generale dell'Onu Amina Mohammed, nel presentare il Rapporto la scorsa settimana, ha evidenziato che un
fallimento nella revisione dei sistemi finanziari internazionali e nazionali non potrà che tradursi nell'incapacità di raggiungere
gli Obiettivi fissati dall'Agenda 2030, inclusa l'eliminazione della povertà estrema e il contrasto ai cambiamenti climatici.

Al momento, secondo il Rapporto, circa trenta tra i paesi meno sviluppati al mondo hanno debiti in sofferenza, entrate fiscali
insufficienti e sistemi fiscali arretrati. La forbice della diseguaglianza si è allargata nei paesi in cui vive la maggior
parte della popolazione mondiale e la crescita globale nei salari reali ha toccato il picco minimo dal 2008 (1,8%). Nel solo
2017, le emissioni di anidride carbonica sono aumentate dell'1,3%.

Il Rapporto evidenzia l'opportunità di un'azione collettiva per far fronte alle sfide che incidono sul passo dello sviluppo
globale. Sulla scorta del Rapporto, il Documento Finale si concentra su: ruolo delle risorse pubbliche e dei sistemi fiscali
nazionali; incentivazione degli investimenti privati a favore dello sviluppo; qualità e allineamento degli aiuti internazionali
agli obiettivi di sviluppo dei paesi riceventi; contributo assicurato dal commercio multilaterale allo sviluppo, tramite la
riforma del sistema multilaterale e il rafforzamento dei collegamenti tra commercio, investimenti, politiche di sviluppo socio-economico
e ambientali; sostenibilità e trasparenza del debito dei paesi in via di sviluppo; scienza, tecnologia e innovazione al servizio
dello sviluppo; potenziamento delle capacità di monitoraggio e analisi statistica.

Il Documento Finale è frutto di una riflessione approfondita su come rilanciare gli sforzi a sostegno dello sviluppo ponendo
in primo piano, non solo la quantità, ma la qualità e l'adeguatezza degli interventi.

Sul commercio internazionale, il testo ricalca sostanzialmente quello del G-20 di Buenos Aires. Particolare rilievo viene
data all'azione dei Governi nel definire politiche fiscali e di spesa in linea con gli obiettivi di uno sviluppo economico
e sociale focalizzato sulla riduzione delle diseguaglianze sociali. Tale azione dovrà peraltro essere affiancata, come raccomanda
il Documento Finale, da un parallelo maggior coinvolgimento del settore privato. Viene sottolineata la necessità di cogliere
le opportunità offerte dal crescente interesse del mondo finanziario e imprenditoriale, oltreché dei consumatori, per attività
in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e conformi alle disposizioni dell'Accordo di Parigi, sfruttando gli strumenti
messi a disposizione dall'innovazione tecnologica e dalla digitalizzazione finanziaria. Una specifica enfasi viene inoltre
posta sull'opportunità di coadiuvare le micro, piccole e medie imprese (Msmes) nell'accedere appieno alle possibilità offerte
da strumenti quali fintech, blended finance ed e-commerce, nonché sulla necessità di sostenere le aziende guidate da donne,
giovani e da persone affette da disabilità nella reperimento di fonti di finanziamento sostenibili e nell'accesso al mercato
internazionale.

Nel guidare questa riflessione, da parte italiana spiegano alcuni sherpa vicini ai negoziati, si è posta un'attenzione specifica
sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie digitali e dagli strumenti finanziari innovativi (fintech, blendedfinance),
il cui potenziale è ancora largamente inespresso, e sul miglioramento dei collegamenti tra commercio, investimenti, politiche
di sviluppo socio-economico e ambientali.

Un'attenzione particolare c'è stata verso la promozione di politiche economiche e fiscali che rispecchino l'integrazione tra
le dimensioni economica, ambientale e sociale dello sviluppo, in linea con l'Agenda 2030. L'Italia è stata tra i primi Paesi
europei e del G-7 ad aver integrato nella sua pianificazione finanziaria nazionale 12 indicatori correlati agli Obiettivi
di Sviluppo Sostenibile, in base al concetto di Bes (Benessere Equo e Sostenibile).

Altro obiettivo è cercare di coinvolgere maggiormente il settore privato, incentivando investimenti privati e partenariati
pubblico-privato per lo sviluppo, e di facilitare l'accesso al mercato dell'imprenditoria femminile e delle micro, piccole
e medie imprese. La manifestazione Exco2019, la prima Fiera della cooperazione internazionale che si terrà a Roma dal 15 al
17 maggio, va in questa direzione.

Sul tema dei cambiamenti climatici l'Italia è impegnata attivamente nell'attuazione degli Accordi di Parigi e negli appuntamenti
che in questi mesi, dalla Cop 24 di Katowice fino al Summit sul Clima promosso dal segretario generale Antonio Guterres a
settembre, scandiranno l'agenda internazionale per il rilancio dell'azione sul clima, con iniziative e programmi a livello
nazionale (abolizione dell'uso della plastica monouso entro il 2020; introduzione dell'educazione ambientale nelle scuole)
e internazionale (partenariato di lungo corso con i piccoli Paesi insulari in via di sviluppo del Pacifico e dei Caraibi e
del continente africano in materia di mitigazione dell'impatto del cambiamento climatico, resilienza e prevenzione. Su queste
premesse si fonda anche la candidatura dell'Italia a ospitare la Cop 26.

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