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Riforma del catasto, ecco come potrebbero cambiare tasse e rendite

Raggiungere una maggiore equità mantenendo invariato il prelievo fiscale complessivo. Questo l’obiettivo individuato dalla Commissione bicamerale di vigilanza sull’Anagrafe tributaria che ha votato all’unanimità il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva, durata circa un anno, per la “riforma della fiscalità immobiliare”.

Vista “l’obsolescenza del sistema estimativo catastale”  – si legge nel Rapporto – bisogna riformare il catasto, che oggi poggia le basi su una normativa del 1939 e su una “revisione generale” del solo catasto urbano di fine anni 80.

Dalla riforma dell’ormai obsoleto catasto, senza aumentare le tasse complessive sulla casa, la lista dei suggerimenti stilati dal Parlamento comprendere anche l’estensione della cedolare secca ai negozi e a tutti i contratti di affitto; l’Imu precompilata; il blocco delle imposte sugli immobili sfitti; il calo dell’imposta di registro per i trasferimenti di seconde case o prime case di lusso; e la stabilizzazione dei vari bonus per le ristrutturazioni edilizie, in chiave di spinta alla rigenerazione urbana.

Per la bicamerale il primo passo è completare l‘integrazione delle varie banche dati, in modo da semplificare la gestione dei dati e permettere il loro aggiornamento anche da parte dei cittadini: una sorta di “cassetto” per gli immobili sull’esempio di quello fiscale.

Fulcro della riforma delineata dalla Commissione è il passaggio da un’unità di misura basata sui vani ai metri quadri. Nel calcolo delle rendite saranno compresi anche “elementi urbanistici e posizionali come l’affaccio” e per favorire una “dinamicità della rendita” verranno introdotte modalità “in grado di incentivare adeguamenti statici, sismici ed energetici”. Una volta approvati i nuovi valori catastali, per attutire l’impatto della revisione degli estimi, il Parlamento suggerisce un “periodo transitorio di test”.

In sostanza, in una prima fase, si pagherà con le vecchie regole ma si elaboreranno le imposte anche con le nuove in modo da “testare le possibilità di variazione da apportare alle aliquote al fine di mantenere invariato” il gettito complessivo.

Per quanto riguarda la cedolare, la bicamerale punta a estenderla, oltre ai negozi, anche alle abitazioni, ai Comuni non ad alta tensione abitativa e a tutte le tipologie di affitto, comprese “quelle transitorie”.

Dal momento che, se per alcuni sarà vantaggioso, con il nuovo calcolo delle rendite altri potrebbero ritrovarsi a pagare di più, le linee guida contenute nel documento puntano al coinvolgimento dei cittadini e prevedono campagne di comunicazione istituzionale specifiche volte a prevenire l’eventuale malcontento.

Un intervento che sembra non convincere il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. “Altro che riforma del catasto. In tema di tassazione sugli immobili, la priorità è una sola: RI-DUR-RE” ha scritto su Twitter commentando la proposta.