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Tra robot e chatbot nasce la filiale di domani

L’intelligenza artificiale è una delle chiavi del successo delle fintech? Pochi dubitano della veridicità di questo assunto,
e basta pensare a pochi illustri esempi di startup italiane (come Moneyfarm, Satispay, Oval Money o Borsa del Credito) per
avere conferma che algoritmi, chatbot e strumenti di machine learning sono componenti indispensabili per le piattaforme digitali di asset management e di gestione degli investimenti, di peer-to-peer lending e di pagamento in mobilità. Nelle banche tradizionali questo processo di digitalizzazione per trasformare radicalmente vecchi processi e modelli è appena iniziato ma abbraccia
anche un’altra faccia dell’intelligenza artificiale, quella dei robot.

La sperimentazione che una grande banca giapponese ha avviato nella sede di Ntt Data di Tokyo, per studiare le soluzioni legate
all’automazione degli sportelli, va per l’appunto in questa direzione. Parliamo di una vera e propria filiale aperta al pubblico,
in cui un umanoide accoglie gli utenti facendosi carico delle prime attività di accoglienza, interagendo con i clienti attraverso
comandi vocali. Il Giappone è un passo avanti rispetto a moltissimi Paesi nella cultura della relazione con i robot e di nuove
forme di interazione con le macchine, ma l’idea che sistemi di riconoscimento vocale e biometrici possano trovare applicazione
nelle banche italiane non è utopica. L’intelligenza artificiale, per esempio, potrà essere integrata all’interno di totem
multimediali pensati per elaborare richieste e informazioni, a beneficio della clientela ma anche dei dipendenti, rispetto
a evolute logiche di interazione human-to-machine. La relazione quotidiana con un chatbot virtuale, insomma, è un’apertura verso il futuro che dal punto di vista tecnologico
è possibile già ora. Non dovremo dunque stupirci se fra qualche anno potremo gestire conto bancario e portafoglio titoli direttamente
da uno smart device impartendo comandi ad Alexa, Siri o Google Assistant.

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