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Digital Tax, Usa sospendono trattative. In Europa si cerca l’intesa

Schiaffo all’Ue sulla Digital Tax. Alla vigilia del vertice dei leader europei, il Financial Times ha diffuso i contenuti della lettera di ritiro dal tavolo dell’Ocse indirizzata, dal segretario americano al Tesoro, Steve Mnuchin, ai ministri dell’Economia di Italia, Francia, Spagna e Regno Unito. Nella comunicazione, che risalirebbe al 12 giugno scorso, Mnuchin definisce la trattativa tra Europa e Stati Uniti uno spreco di tempo affermando che non vi sono le basi nemmeno per una intesa di interim.

Al centro della questione vi è la possibilità da parte dei Ventisette di mettere le mani nelle tasche dei colossi americani del digitale come Google, Amazon e Facebook. “Abbiamo chiesto agli Usa di tornare a trattare. Ma se entro quest’anno non si troverà un’intesa globale sulla tassa andremo avanti da soli, con una nuova proposta a livello europeo” ha annunciato il commissario Ue per l’Economia, Paolo Gentiloni. “Abbiamo sempre sostenuto l’importanza di una soluzione globale e, nonostante l’emergenza Covid-19, con Francia, Spagna e UK siamo determinati a continuare a lavorare per una soluzione entro il 2020, come deciso dal G20” ha commentato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Tuttavia sull’opportunità di colpire la maxi-elusione fiscale dei grandi gruppi del web anche in Europa permangono delle divisioni. Sostenuti dalla Commissione europea Italia, Spagna e Francia – con Parigi che è stata la prima in Europa ad approvare la “d-tax” del 3% sui ricavi delle Big Tech, per un gettito stimato di 500 milioni di euro – spingono per ridurre le perdite generate dai comportamenti elusivi delle multinazionali. Sul fronte opposto i governi di Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Malta e Cipro, forti di giurisdizioni più favorevoli, si sono, tuttavia, sempre detti contrari a tassare i giganti del web.

Nell’attuale contesto che vede il Vecchio Continente piegato dall’ermergenza coronavirus, per Bruxelles l’introduzione della Digital Tax significherebbe aumentare le entrate comunitarie. L’auspicio della Commissione Ue sarebbe quello di legare la nuova tassa al Recovery Fund, dal momento che l’imposta digitale porterebbe nelle casse continentali fino a 5 miliardi di euro in più all’anno.

La decisione di Trump di abbandonare il negoziato l’Ue sulla Web Tax ha suscitato lo sdegno dell’Ocse che nel 2018 ha ottenuto dal G20 il mandato per cercare di trovare una soluzione consensuale sulla web tax entro la fine del 2020. “In assenza di una soluzione multilaterale, molti Paesi potrebbero scegliere di adottare misure unilaterali e quelli che lo hanno già fatto rischiano di non tornare più indietro. Ciò rischia di accendere delle dispute fiscali e, inevitabilmente, rischia di aumentare le tensioni commerciali – ha commentato il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria –. La risoluzione del tema fiscale che deriva dalla digitalizzazione dell’economia è attesa da tempo. Tutti i partecipanti dell’Inclusive Framework dovrebbero rimanere impegnati nel negoziato verso l’obiettivo di raggiungere una soluzione globale entro la fine dell’anno, attingendo a tutto il lavoro tecnico fatto negli ultimi 3 anni, anche durante la crisi da coronavirus”. Per Gurria, “una guerra commerciale, specie in questo momento in cui l’economia mondiale sta andando verso una recessione storica, affosserebbe ulteriormente l’economia, l’occupazione e la fiducia”. E “la miglior strada da percorrere” – ha concluso Gurria – è quella di  “una soluzione multilaterale, basata sul lavoro dei 137 membri dell’Inclusive Framework dell’Ocse”.