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Gli avvocati della Grenfell Tower in Borsa con un tesoro da 400 milioni

Quando, lo scorso autunno, gli avvocati della law firm DWF, annunciarono il progetto di volersi quotare alla Borsa di Londra
a fine marzo, con l’Inghilterra che sarebbe stata in piena Brexit, a pochi giorni dall’addio all’Unione Europea, agli occhi
di molti osservatori sembrava una sfida impossibile, o un «wishful thinking», un buon proposito. E invece il pragmatismo inglese
non ha fatto sconti nemmeno alla Brexit e a metà DWF è sbarcata sul listino a metà marzo.

Avvocati in Borsa
Lo sbarco a Paternoster Square, la sede del London Stock Exchange, dello studio legale, uno dei pochi big indipendenti inglesi
(il grosso del mercato degli avvocati è in mano alle multinazionali del diritto come Freshfields o Clifford Chance), é una
doppia buona notizia per la City: primo perché proprio a causa della Brexit quest’anno le matricole alla Borsa di Londra sono
ridotte al lumicino. Secondo perché gli stud legali sono una mosca bianca come tipologia di investimento. I legali dello
studio che ha difeso la Grenfell Tower, teo di un tragico incendio xx ani fa dove morirono anche alcuni italiani, e tra i
clienti hanno star inglesi come Cliff Richard, alla fine hanno dribblato tutti gli ostacoli e sono arrivati al traguardo.
In realtà uno scotto da pagare c’è stato: il prezzo. Stando alle voci che circolavano prima della quotazione (ma non erano
ufficiali) a DWF era attribuito un valore ipotetico di 600 milioni di sterline (circa 700 milioni di euro). Sul FTSE, invece,
è andata con una capitalizzazione di 370 milioni di sterline, quasi la metà. Con l’Ipo sono stati raccolti 95 milioni di sterline
(oltre 100 milioni di euro) , che comunque non sono poca cosa mentre a Westminster va in onda il caos politico e tutto
il mercato tiene il fiato sospeso in atteda si capire che succederà al Regno Unito: in mezzo alla tempesta di Brexit, la quotazione
di DWF è stata un successo per Andrew Leaitherland, l’amministratore delegato.
Una parte (19 milioni) dell’incasso sarà versato ai soci dello studio come rimborso del capitale versato, mentre 10 milioni
saranno investiti nello sviluppo tecnologico. DWF va a rimpolpare la pattuglia di studi legali inglesi quotati in Borsa che
conta già nomi come Gateley, Gordon Dadds, Keystone Law e Knighs&Rosenblant. A Piazza Affari non ci sono studi legali quotati.

Ipo o non Ipo? Questo è il problema
La quotazione in Borsa degli studi legali è materia controversa. ta a sto ci aso: è un business poco industriale, tutto basato
sul fattore umano (le capacità e la rete di clienti degli avvocati); come nei club di sono i singoli che fanno la differenza.
Il successo di uno studio legale dipende dalla caratura degli avvocati ma il capitale umano non è un dato calcolabile su
cui si può applicare un modello matematico, esposto a molte variabile e soprattutto non repliclabile.
Queste considerazionie sarebbero sufficienti per scoraggiare un investitore ma d’altra parte gli studi legali, come molte
attività umane, stanno subendo l’attacco della tecnologia e vanno verso una sempre maggiore digitalizzazione: l’intelligenza
artificiale sta entrando anche nell’attività legale, specie per gli avvocati d’affari. In futuro molta dell’attività di uno
studio legale sarà elaborata dalle macchine, basti pensare a tutta la parte di contrattualistica e compliance per la finanza,
o a tutto il mondo nascente del RegTech, declinazione regolamentare del FinTech. Anche gli studi legali hanno bisogno di
andare in Borsa per investire nella rivoluzione digitale se vogliono stare al passo col mercato.

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