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Ma perché le mascherine anti-Coronavirus hanno l’Iva al 22%?

Le mascherine non sono certo un bene di lusso, ma di prima necessità in questo momento. E allora perché tassarle al 22%? Il Governo starebbe valutando di inserire nel prossimo decreto una misura che porti l’Iva al 4%, proprio come pane e latte.

Una proposta da tempo caldeggiata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, secondo il quale questa soluzione consentirebbe anche di mettere nelle condizioni migliori eventuali aziende che dovessero decidere di riconvertire la produzione, come molte hanno già fatto, e contribuire così ad avere maggiore disponibilità di uno strumento di protezione sempre più essenziale.

Prezzi eccessivi per un bene non di lusso

Ormai le mascherine sono diventate dei veri e propri beni di prima necessità, dei presidi fondamentali per fermare il contagio del Coronavirus. Come sappiamo, poi, spesso sono introvabili nelle farmacie e nelle parafarmacie. In alcune strutture si possono trovare dispositivi di protezione al costo di appena 2 euro, ma, in una circostanza simile, il guadagno per i titolari è di pochi centesimi al pezzo. Da altre parti, invece, il prezzo di una mascherina Ffp2, quella che assicura maggiore protezione, arriva a toccare cifre decisamente più alte.

La maggioranza ha chiesto misure in questo senso su mascherine e dispositivi di protezione ma al momento, si fa notare da fonti parlamentari, è un intervento che costa come riduzione di gettito e quindi si sta valutando se e come inserirlo.

Proposta bipartisan

Dai fronti bipartisan arrivano richieste incrociate: da un lato, tra tutti, a sollecitarlo è il capogruppo di Leu alla Camera Federico Fornaro. Dall’altro a chiedere Iva azzerata o ridotta su tutti i dispositivi di protezione individuale (mascherine, tute, camici, calzari, cuffie, occhiali ed altri strumenti indispensabili per contrastare la diffusione del contagio del Covid-19) è il senatore di Forza Italia Massimo Mallegni, che chiede al Governo di adottare un provvedimento urgente.

Ue sospende dazi e Iva sulle importazioni

Intanto, la Commissione Ue ha approvato le richieste degli Stati membri e del Regno Unito di revocare temporaneamente – per sei mesi – i dazi doganali e l’Iva sull’importazione di mascherine, ventilatori, test e altri dispositivi medici da Paesi terzi. “È essenziale che le apparecchiature e i dispositivi medici arrivino rapidamente dove sono necessari”, cioè agli operatori sanitari, che possono “proteggersi e continuare a salvare vite umane”, ha detto il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni.

“È una cosa positiva per gli ospedali e per le organizzazioni caritatevoli, per esempio – ha commentato la presidente della Commissione Ue von der Leyen – questo è un nostro contributo per alleggerire la pressione sui prezzi degli equipaggiamenti protettivi e medicali, per renderli più economici”. In Italia vengono applicati un dazio del 12% e un’Iva del 22% su alcune mascherine o indumenti protettivi che importiamo da Paesi come la Cina. “La nostra decisione renderà questi articoli un terzo meno costosi”.

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