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Stretta al contante: tutti i bonus fiscali a rischio

Bonus fiscali e uso del contante: la questione sembra farsi decisamente complicata e potrebbe venirne fuori un mezzo pasticcio, specie per quanti non possiedono le giuste conoscenze. Ma facciamo un passo indietro. Ormai è noto il “Piano Italia cashless” che il Governo intende portare avanti per combattere l’evasione fiscale puntando forte a ridurre l’uso del contante incentivando i pagamenti elettronici, dunque tracciabili.  La stretta al contante più volte annunciata dall’esecutivo, però, potrebbe riservare qualche amara sorpresa.

Con lo zampino della norma che – dal 1° gennaio 2020 – imporrà di pagare con mezzi tracciabili le spese detraibili al 19% per ottenere lo sconto fiscale, gli italiani perderanno una bella fetta di bonus fiscali. Tradotto: niente pagamento elettronico, niente sconto fiscale.

Ma vediamo quali sono i possibili scenari. Lo spiega oggi nel dettaglio Il Sole 24 Ore che ha incaricato il Caf Acli di monitorare 51 bonus fiscali (tra detrazioni e deduzioni) inseriti in 1,3 milioni di dichiarazioni dei redditi presentate quest’anno. In realtà, per dieci di queste agevolazioni il cash è già vietato, per altre 23 è di fatto impossibile. “Pensiamo ai premi assicurativi, che nessun assicuratore può più incassare in contanti, o alla rata del mutuo, o ancora alle tasse universitarie”, spiega Paolo Conti, direttore generale del Caf Acli.

Dalla “scrematura” , restano 18 i bonus relativi alle spese che si possono effettuare con il cash.  Per ora, visto che la manovra si prepara ad intervenire su 15 di questi. Lo sconto più diffuso – sottolinea ancora il quotidiano economico – è quello sulle spese mediche, inserite nel 75,3% dei modelli 730 e Redditi presentati tramite il Caf Acli. Subito dopo le spese per attività sportive dei bambini e dei ragazzi (7,2%), gli abbonamenti a bus, metro e tram (5,9%), le spese veterinarie (5,9%) e quelle funebri (2,1%).

Sotto l’1%, invece, i bonus sull’affitto degli universitari, le parcelle agli agenti immobiliari, le spese per il restauro di beni vincolati e quelle per disturbi certificati dell’apprendimento.

Ed ecco che a questo punto entra in gioco un altro protagonista: il sistema misto. Si potranno continuare a pagare in contanti medicinali, dispositivi medici e prestazioni sanitarie presso strutture pubbliche o accreditate al Servizio sanitario nazionale. Tutte le altre spese, invece, andranno saldate con versamento bancario o postale, o comunque con mezzi tracciabili.

Un intervento che lascia spazio a più di qualche perplessità. “Il contante,ad esempio, sarà ancora ammesso per comprare uno sciroppo per la tosse (medicinale che transita nel Sistema tessera sanitaria) o un cuscino ortopedico (dispositivo medico che non passa nel Sistema), ma non per una visita privata da un medico specialista o da un oculista (che pure nel Sistema ci devono transitare)”.

Bonus a rischio per 496 milioni – Nella giungla di cambiamenti all’interno della quale i contribuenti sono chiamati a destreggiarsi, a sorridere potrebbero essere le casse dello Stato. Secondo la relazione tecnica al Ddl di Bilancio, l’Erario, infatti, risparmierà 496 milioni su 3,2 miliardi di detrazioni interessate dal nuovo obbligo visto che una parte di spese sarà ancora pagata in contanti.