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Tasse, le proposte del Governo Conte all’Ue sulla Digital tax

La tassazione delle aziende digitali e l’effetto dell’epidemia di Coronavirus sull’economia globale sono tra i temi caldi su cui si stanno confrontando i leader finanziari al G20 di Riyadh questo fine settimana. Le 20 maggiori potenze economiche del mondo (tra cui l’Italia) sembrano decise a procedere con l’approvazione di una digital tax che non faccia più sconti ai colossi del web, attraverso un’aliquota impositiva minima volta – di fatto – a bloccare la fuga dei capitali verso quei paesi considerati oggi dei veri e propri paradisi fiscali.

Digital tax: al G20 si discute per un nuovo sistema fiscale internazionale

L’Italia, insieme ad altri paesi europei (tra cui Francia, Spagna, Austria, Gran Bretagna e Ungheria) sta già lavorando per l’approvazione di un’imposta digitale che risulti essere in armonia – e non in conflitto – con gli altri sistemi di tassazione internazionale. Il lavoro di squadra e il coordinamento con le altre potenze mondiali, pertanto, a questo punto diventa fondamentale.

Il mancato raggiungimento di un accordo globale su come e quanto tassare i giganti del web (come Google, Amazon o Facebook) porterebbe infatti alla nascita di tanti regimi fiscali digitali, diversi in tutto il mondo. L’incontro a Riyadh diventa quindi un importante momento di incontro, utile per raggiungere il consenso unanime sulla digital tax. C’è la necessità di avere un nuovo sistema fiscale internazionale, affrontando il problema delle aziende digitali che realizzano profitti  che poi non vengono tassati nei paesi dove la produzione e lo scambio di beni e servizi avviene. Senza alcuna residenza fisica ricorrono ai regimi fiscali agevolati, sfruttano lo stabilimento delle proprie sedi legali all’interno dei paradisi fiscali.

Digital tax, le proposte dell’Italia all’Ue

L’approvazione di un sistema di tassazione digitale più equo è anche uno degli obiettivi principali che il Mef pare interessato a perseguire. Come confermano le parole riportate nella lettera congiunta inviata dall’attuale Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri al Corriere della Sera, “la creazione di un nuovo sistema fiscale internazionale adeguato al ventunesimo secolo è la sfida chiave del nostro tempo”.

Da qui, quindi, l’invito a “raggiungere un accordo globale su questo tema entro la fine dell’anno”, insieme all’Ue. Quello che l’Italia vuole fare, come si evince dalle proposte avanzate da Guarnieri, è correggere le “grandi debolezze” dell’economia internazionale. Gli utili dei colossi tecnologici, ha specificato il Ministro, ad oggi non sono tassati in modo adeguato e sottraggo innumerevoli capitali all’Erario, tant’è che “le società più profittevoli spesso sono quelle che pagano le imposte più basse”.

Per eliminare queste disuguaglianze diventa fondamentale l’appoggio della Commissione Europea, senza cui mediazione la digital tax (in Italia come altrove) potrebbe solo arrecare danno, al commercio e ai consumi ma anche alle Casse dello Stato.